13 Marzo 2022

Alberi di pace

Lc 9,28-36

Abramo cerca un figlio che non arriva. Sente la frustrazione e forse la delusione per l’irraggiungibilità di una promessa che mai si compie. Dio infatti promette: discendenza, terra e vita felice ma pare che per lui tutto questo non ci sia. Non ha terra, non ha figli, e la sua vita è così così. Decisamente sotto la media.

Accade però che, nel mezzo di un deserto senza luci, Dio lo invita ad uscire dalla sua tenda e gli chiede di guardare il cielo mozzafiato pieno di stelle. E di contarle. Ricordo anni fa in Madagascar. Notti senza luci altrove e il cielo che quasi si toccava con un dito. La Via lattea che si coglieva nella sua tridimensionalità e le stelle stupende come mai avevo visto. Contarle? Praticamente impossibile.

Eppure la promessa di Dio appare così: esagerata come l’amore sincero: “così sarà la tua discendenza”. Dio non gli promette un figlio, gli promette una discendenza enorme. E Abramo a 75 anni – già vecchio – abbraccia quella promessa. Non fa come Zaccaria nel tempio che rifiuta (cf. Lc 1): lui si fida non di sé ma di Dio. Abbracciando questa promessa, Dio gli mostra anche quella che sarà la sua terra: grande, gigante. Ancora esagerata. E povero Abramo, con la paura di sognare ad occhi aperti si trova a domandare un segno per non sentirsi del tutto matto…!

E il segno arriva nella notte dopo tutto il giorno di attesa. Giunge come giungerà il figlio Isacco: dopo 25 anni di speranze, delusioni, alti e bassi. E il segno è un fuoco che passa nel mezzo della sua offerta. Fuori tutto buio mentre quell’offerta, la sua offerta, prende Luce. Ed è così: alle volte abbiamo bisogno di buio: faticoso, difficile, complicato, per accorgersi della luce. Luce che non è già la soluzione, ma l’ancora alla quale aggrapparsi per mantenere viva la speranze di un compimento che avverrà… prima o poi…

Come il cielo stellato non è già il figlio atteso, anche la trasfigurazione di Gesù non è già la risurrezione, ma qualcosa che può sostenere il cammino delle nostre notti mendicanti di luce.
Gesù appare luminoso ai suoi discepoli mentre prega. La sua luce si manifesta dentro il suo spazio relazionale con il Padre, entrando dentro la sua notte, e chiedendo al Dio del cielo la direzione della sua vita, la piccola luce della Stella polare.

Sì, la preghiera non teme la notte, il sonno, né la storia con il suo passato (Mosè) e il suo futuro (Elia) turbolenti e poco lineari. Ma che può trovare in Gesù il suo centro unificatore, l’evento divisore di acque, il cardine, la sua pietra angolare. Un Gesù che, mentre per un attimo ci avvolge con la sua luce e la sua ombra di presenza, resta poi ‘normale’ senza altri segni. Ed è quel Gesù ‘normale’ di cui dobbiamo fidarci nel nostro cammino quaresimale. Un cammino in cerca di pace. Un cammino che, per restare saldo nella promessa non può che indossare la veste della preghiera e della precarietà: due parole, un’unica radice, per far fiorire gli articolati rami della pace…

Dio nostro Padre in questo cammino quaresimale cerchiamo di piantare ‘alberi di pace’: nei nostri cuori, attorno a noi e nel mondo. Alberi di pace, alberi di luce. Quella luce che tu ci doni nei giorni dove tutto appare chiaro e quella luce povera dei nostri giorni precari dove serve tanta preghiera. Donaci il tuo Spirito perché, vivendo come Gesù, sappiamo attendere al compimento della promessa a mani aperte, senza stringere i pugni contro noi stessi, contro Te e gli altri.
#13marzo2022 #Cmv #Vangelodelladomenica

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Ogni settimana abbiamo pensato di proporre alcune “pillole di catechesi” guidate da Suor Maria Giovanna, clarissa e e Padre Luca Vitali. Si tratta di un commento con spunti di riflessione al Vangelo della domenica.

Suor Maria Giovanna, è nata nel 1957 ed è la madre superiora delle Sorelle Povere di Santa Chiara, presso la chiesa di San Biagio di Forlì. Entrata nel monastero nel 2000, dopo aver esercitato per oltre 20 anni la professione di psicologa e di insegnante, dal 2008 (anno della professione solenne), fa definitivamente parte di questa piccola comunità francescana, che è composta attualmente da undici sorelle.

Padre Luca Vitali è nato nel 1974 ed è cresciuto a Forlimpopoli frequentando gli scout e l’Azione Cattolica. Nel 1998 è entrato nella Comunità Missionaria di Villaregia e nel 2004 è diventato prete. Ha vissuto in diverse sedi della comunità, sempre dedicandosi alla formazione missionaria, in particolare dei giovani, e anche a Forlì ha diretto per alcuni anni l’ufficio missionario diocesano. Dal 1° novembre 2020 si trova in missione a San Paolo nel Brasile.