Il tempo di Natale se ne va ma ci lascia un ricordo questa domenica.
Infatti il vangelo di oggi ci riporta alle tre manifestazioni – epifanie – di Gesù nei vangeli: ai magi e agli altri popoli religioni e razze tramite la stella, al popolo d’Israele attraverso il battesimo nel Giordano, e a ciascuno di noi in questa strana festa di matrimonio. Festa dove mancano lo sposo e la sposa. O meglio, dove Giovanni, il grande poeta di Dio, riesce a scrivere un vangelo e dei testi nei quali ci accorgiamo di essere dentro questa storia d’amore tra Dio e l’umanità. Di essere la “sua sposa”.
Sì, ciascuno di noi, ogni uomo sulla terra è ‘la sposa di Dio’, colui/colei che Dio ama di amore appassionato a tal punto di ‘vivere la passione’ d’amore steso sul talamo della croce. Per questo la prima lettura di oggi, tratta dal libro del profeta Isaia, evoca la profezia sponsale di Gerusalemme sposa di Dio sposo: “Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio. Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo”.
Parole infuocate di amore che prendono vita in questa festa alla quale Gesù e i suoi sono invitati. Ma manca il vino. Il vino della vita piena che il Signore è venuto a portare a tutti. Manca il vino perché ci sentiamo abbandonati, devastati, non voluti, non desiderati dalla vita, dagli altri… e spesso neppure da noi stessi. Forse perché, come racconta questo brano, non sappiamo bene come fare e attorno a noi abbiamo solo giare di pietra per la purificazione. Ossia l’idea che Dio chieda da noi di rispettare regole in più, fare cose meglio… E invece lui chiede solo che non abbiamo paura della nostra acqua. Della nostra povertà. E penso a quel detto secondo il quale una vita ‘fa acqua da tutte le parti’. Come la vita della Samaritana: 6 mariti, e ancora tanta acqua. E l’adultera. Lei forse con vaso screpolato… e secco. Due donne in cerca di uno sposo. Quello vero. Quello che le ami sul serio. Quello che le stia a fianco per fare bella la loro vita, per renderla un vino gustoso e non solo e solo tanta acqua insapore.
E lo Sposo arriva: “Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta ripeta: «Vieni!». ” (Ap 22,17). È Gesù. Che ci ama fino alla fine, fino a non farci sentire più abbandonati, devastati, orribili, vecchi… ma una corona preziosa, una gioia, sposati, una delizia ai suoi occhi. Sposati, scelti per sempre. Sì, Dio ci sceglie, ci seduce, ci sposa. Perché vuole vivere con noi nella nostra umanità. Nella nostra vita. Per farla una vera festa.
Signore ci siamo così abituati alle giare di pietra piene di acqua che fatichiamo a credere al vino buono della vita con te. Ci siamo così assuefatti che anche il vangelo, oramai, rischia di non convincerci più. Facci dunque versare dai nostri bicchieri l’acqua delle giare dei nostri cuori induriti per poter accogliere il vino del tuo amore. E anche noi ci sentiremo la ‘sposa’ scelta, corteggiata, amata per sempre.
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