25 Dicembre, 2020

Un Natale da schifo?

Lc 2,1-20; Gv 1,1-18

#Vangelodelgiorno #Natale
“Questo Natale farà schifo”. Questa è la frase che si è sentita rivolgere un’amica salutando i suoi alunni prima delle vacanze. ‘Farà schifo’, avrebbe voluto gridare quel ragazzetto, perché non si potrà incontrare con le persone che ama: i nonni, gli zii, i cugini, gli amici perché, infondo, il Natale è anche questo. Questa frase mi risuona da giorni e penso al bisogno di fraternità, di pace, di comunione di cui tutti abbiamo bisogno. Eppure Dio, nel giorno del suo Natale, ha vissuto un’esperienza di rifiuto, di non accoglienza. Anche per lui il Natale è stato apparentemente uno schifo. Pensiamoci.

L’aveva preparato dall’eternità e il solito potente di turno, Cesare Augusto, con fare arrogante, chiede agli uomini del mondo conosciuto di contarsi (cf. Lc 2,1). “Tutti – racconta Luca – andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città”. Tutti sono mossi verso il luogo della propria origine, la propria città natale. E Gesù nasce in mezzo a questa umanità in movimento, in cammino verso le proprie radici.

Egli nasce ma per lui non c’è posto, non c’è spazio nelle case di parenti e amici, e deve restare fuori. ‘Bhe, un pò schifo – per dirla con il nostro giovane amico – potrebbe farlo: no?’. Gli evangelisti sono un pò più delicati e scrivono così: “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio” (Lc 2,7) e “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1,11).

Ed è proprio in questo assurdo che nasce qualcosa di speciale. Il Dio rifiutato e non accolto è colui che ci dona uno spazio accogliente, ci offre una Casa. Perché quel bambino è il Figlio di Dio, nostro fratello, colui che ci spalanca la possibilità di entrare in una relazione nuova con Dio nostro Padre. E lo fa da rifiutato, da non accolto, perché nessuno di noi possa rinfacciargli che per lui le cose sono state troppo facili. Gesù ci offre la possibilità di conoscere un Volto davanti al quale tutti noi siamo a casa, il Volto del Padre: “A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). E il suo volto è quello spazio dove tutti noi possiamo fare l’esperienza di sentirci amati e accolti con infinita tenerezza e amore. Un volto davanti al quale non ci sentiamo sbagliati o bisognosi di cambiare, perché ci dona quella fiducia con la quale riusciamo ad abitare i nostri ‘schifi’, consapevoli che con Lui possono divenire preziosi, come questo Natale.

Attorno a noi, in questa periferia di mondo, si avverte un bisogno struggente di questo sguardo d’amore. Quasi ogni settimana, un giovane della nostra parrocchia tenta il suicidio. Anche domenica c’è stato il funerale di un ragazzo. Studiando il fenomeno veniamo a sapere che in Brasile è la seconda causa di morte fra i giovani di 15-35 anni, seconda solo alla violenza di strada. Dati terribili che dicono il bisogno di avere al nostro fianco qualcuno che ci ami davvero, qualcuno che ci accolga per quello che siamo, qualcuno che ci dica: “sei a casa, così come sei”.

Allora questo Natale può fare schifo se continuiamo a lottare con la nostra paura di dover essere diversi per forza per mendicare accoglienza, oppure potrebbe essere un giorno nel quale, davanti al volto di Dio Padre, facciamo pace con i nostri ‘schifi’ e gli lasciamo il diritto di poterci amare per ciò che siamo. Allora Buon Natale!
Dio nostro Padre, lascia che i nostri occhi incrocino i tuoi e guardandoti insieme a Gesù nella pace dello Spirito, possiamo sentirci profondamente amati e voluti da te anche nei nostri angoli più ‘faticosi’ che donati a te possono fiorire e dare frutto.
#25dicembre2020 #Cmv

Ogni settimana abbiamo pensato di proporre alcune “pillole di catechesi” guidate da Suor Maria Giovanna, clarissa e e Padre Luca Vitali. Si tratta di un commento con spunti di riflessione al Vangelo della domenica.

Suor Maria Giovanna, è nata nel 1957 ed è la madre superiora delle Sorelle Povere di Santa Chiara, presso la chiesa di San Biagio di Forlì. Entrata nel monastero nel 2000, dopo aver esercitato per oltre 20 anni la professione di psicologa e di insegnante, dal 2008 (anno della professione solenne), fa definitivamente parte di questa piccola comunità francescana, che è composta attualmente da undici sorelle.

Padre Luca Vitali è nato nel 1974 ed è cresciuto a Forlimpopoli frequentando gli scout e l’Azione Cattolica. Nel 1998 è entrato nella Comunità Missionaria di Villaregia e nel 2004 è diventato prete. Ha vissuto in diverse sedi della comunità, sempre dedicandosi alla formazione missionaria, in particolare dei giovani, e anche a Forlì ha diretto per alcuni anni l’ufficio missionario diocesano. Dal 1° novembre 2020 si trova in missione a San Paolo nel Brasile.