19 Dicembre 2021

Un amore che… visita…

Lc 1,39-45

Eccoci all’ultima domenica di avvento, e come di consueto all’accensione dell’ultima candela. La quarta.

Il tempo passa e con la chiesa abbiamo invocato la venuta del Signore: ‘maranathá, vieni presto Signore. Il mondo ha bisogno di te, di una parola risolutiva dei conflitti, di una parola chiara su un futuro di pace possibile, di giustizia per tutti…’. E per rispondere a questo grido e richiesta Dio viene e si fa bambino. Nella prima lettura il profeta Michea annuncia a Giuda: “E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele…”. Da te uscirà per me.

Da te. Nonostante la sua piccolezza e insignificanza Dio sceglie Betlemme, la casa del Pane, per far nascere il messia, per far sbocciare il fiore il cui profumo di giustizia si distribuirà su ogni luogo del mondo. Dio sceglie in questo modo perché pare riesca a vedere ciò che tutti gli altri non vedono. Tutti si soffermano sull’apparenza, Dio guarda il cuore. Per questo il salmo ci fa ripetere: “Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi”, cioè: ‘i nostri volti possono essere toccati dalla tua luce come quando un raggio di sole entra dalla finestra e ci illumina’. Che bello sapere che i nostri volti possono risplendere della luce di Dio. Una luce che non ha paura delle nostre povertà e fragilità ma che, anzi, le abbraccia e le usa per dire il suo amore.

Per questo la lettera agli Ebrei ci ricorda che, volendo raccontare al mondo il suo Amore Dio non ha dato a Gesù né ali né aureole ma un corpo. Un corpo incredibilmente normale. Un corpo come il nostro che, illuminato da quella Luce che prima evocavamo, può dire l’amore di Dio al mondo. E arriviamo al vangelo. Maria riceve l’annuncio dell’angelo e cosa fa? Corre in fretta verso la regione montuosa come il messaggero di lieti annunzi che grida la salvezza al popolo in esilio: “Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: ‘Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio…’” (Is 40,9-10).

E per gridare la venuta del Signore Maria cosa fa? Non si mette a gridare versetti di vangelo o a fare prediche. Ma entra in una casa e ‘grida il vangelo’ con una vita di servizio e di prossimità. Il suo saluto, la sua umanità semplice a servizio scatena una pentecoste che fa sussultare Giovanni nel suo grembo. Oggi, ci ricordava Papa Francesco già nel 2013 all’inizio del suo pontificato, la chiesa ha bisogno di questi gesti di grande umanità e prossimità. Nella sua intervista a Spadaro diceva: «Io vedo con chiarezza — prosegue — che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite… E bisogna cominciare dal basso».

Allora per spargere l’amore di Dio nel mondo non servono supereroi della fede, ma persone semplici che hanno accolto Dio nella loro casa e per questo ‘restituiscono’ la visita visitando altre case per vivere un’amicizia cordiale, semplice, umanissima, fatta di prossimità, tenerezza, comunione. In queste settimane alcuni di noi sono stati ad aiutare una parrocchia del nord del Brasile formata da 38 piccole comunità sparse nella immensa ‘campagna’. Tre giorni in ogni realtà per pregare insieme e soprattutto per visitare casa per casa le varie famiglie. Un’esperienza di prossimità, di vicinanza che fa dire alla gente: ‘Dio è con noi’. Che bello. Non sono servite cose grandi, solo una visita. Perché Dio è colui che viene a visitarci.

Signore fa che ci accorgiamo della tua luce che raggiunge i nostri volti e, nonostante le nostre fatiche e povertà, facci essere testimoni del tuo amore che visita, che entra nelle case per condividere quella prossimità e tenerezza che raccontano il tuo amore per il mondo.
#19dicembre2021 #Cmv #Vangelodelladomenica

 

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Ogni settimana abbiamo pensato di proporre alcune “pillole di catechesi” guidate da Suor Maria Giovanna, clarissa e e Padre Luca Vitali. Si tratta di un commento con spunti di riflessione al Vangelo della domenica.

Suor Maria Giovanna, è nata nel 1957 ed è la madre superiora delle Sorelle Povere di Santa Chiara, presso la chiesa di San Biagio di Forlì. Entrata nel monastero nel 2000, dopo aver esercitato per oltre 20 anni la professione di psicologa e di insegnante, dal 2008 (anno della professione solenne), fa definitivamente parte di questa piccola comunità francescana, che è composta attualmente da undici sorelle.

Padre Luca Vitali è nato nel 1974 ed è cresciuto a Forlimpopoli frequentando gli scout e l’Azione Cattolica. Nel 1998 è entrato nella Comunità Missionaria di Villaregia e nel 2004 è diventato prete. Ha vissuto in diverse sedi della comunità, sempre dedicandosi alla formazione missionaria, in particolare dei giovani, e anche a Forlì ha diretto per alcuni anni l’ufficio missionario diocesano. Dal 1° novembre 2020 si trova in missione a San Paolo nel Brasile.

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