Ottobre 17, 2021

Quali domande per Dio?

Mc 10,35-45

Gesù ha ancora negli occhi il volto dell’uomo ricco che si allontana da lui triste. Non era riuscito a riconoscere la sua ricchezza e si era lasciato definire dai suoi beni. Aveva dunque era. O meglio, pensava di essere. Ed era triste. I discepoli sono li ma pare capiscano poco. Nonostante le parole di Gesù: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” e il riconoscimento di una salvezza ad opera di Dio: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio” (Mc 10,24-25.27) questi discepoli continuano a non capirci nulla. E infatti mentre stanno andando verso Gerusalemme “essi erano sgomenti” (Mc 10,32) e Giacomo e Giovanni trovano la forza di svelare i pensieri del cuore: “Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”. Che strano.

Nel Padre nostro Gesù aveva chiesto la forza di fare volontà di Dio e loro invece chiedono a Dio di fare ciò che loro chiedono. Assurdo! Infatti ciò che domandano è un luogo di potere: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Mi immagino il volto di Gesù intristirsi, farsi cupo e il suo cuore spezzarsi di dolore. Davvero questi discepoli non hanno capito nulla di Dio, di Gesù, dell’essere insieme e come i farisei finiscono per essere ipocriti e cercare i primi posti nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze… finendo per essere sepolcri imbiancati (cf. Lc 11,42-46). Che triste!

Davvero possiamo chiedere a Gesù cose contro il vangelo e possiamo farlo mettendoci d’accordo! E quella comunione per la missione, che è la base della chiesa, finisce per diventare una alleanza al ribasso nelle nostre comunità dove, in nome della vita tranquilla senza troppi conflitti, si finisce per dimenticare il senso dell’essere insieme.

Per questo Papa Francesco, nel suo mirabile discorso a inizio sinodo chiede alla chiesa koinonia di divenire davvero sacramento della prossimità di Dio. Afferma: “Torniamo sempre allo stile di Dio: lo stile di Dio è vicinanza, compassione e tenerezza. Dio sempre ha operato così. Se noi non arriveremo a questa Chiesa della vicinanza con atteggiamenti di compassione e tenerezza, non saremo la Chiesa del Signore. E questo non solo a parole, ma con la presenza, così che si stabiliscano maggiori legami di amicizia con la società e il mondo: una Chiesa che non si separa dalla vita, ma si fa carico delle fragilità e delle povertà del nostro tempo, curando le ferite e risanando i cuori affranti con il balsamo di Dio. Non dimentichiamo lo stile di Dio che ci deve aiutare: vicinanza, compassione e tenerezza”.

Tutto questo è impossibile agli uomini, ma possibile al Dio dell’impossibile che offre lo Spirito Santo, il Dono dei doni, l’unica ‘risposta’ possibile alle nostre domande a Dio perché non è nulla di stabilito ma una relazione, una luce che ci illumina un passo alla volta, che non ci mostra già la meta ma illumina l’unico passo che possiamo fare oggi. Uno Spirito dunque da domandare ogni giorno per essere non la chiesa dei luoghi di potere, ma una chiesa casa e scuola di comunione, una chiesa dunque povera per i poveri, in cammino con tutti coloro che cercano un volto di uomo e di Dio autentici.

Vieni, Spirito Santo. Tu che susciti lingue nuove e metti sulle labbra parole di vita, preservaci dal diventare una Chiesa da museo, bella ma muta, con tanto passato e poco avvenire. Vieni tra noi, perché nell’esperienza sinodale non ci lasciamo sopraffare dal disincanto, non annacquiamo la profezia, non finiamo per ridurre tutto a discussioni sterili. Vieni, Spirito Santo d’amore, apri i nostri cuori all’ascolto. Vieni, Spirito di santità, rinnova il santo Popolo fedele di Dio. Vieni, Spirito creatore, fai nuova la faccia della terra. Amen.
#17ottobre2021 #Cmv #Vangelodelladomenica

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su telegram
Telegram
Ogni settimana abbiamo pensato di proporre alcune “pillole di catechesi” guidate da Suor Maria Giovanna, clarissa e e Padre Luca Vitali. Si tratta di un commento con spunti di riflessione al Vangelo della domenica.

Suor Maria Giovanna, è nata nel 1957 ed è la madre superiora delle Sorelle Povere di Santa Chiara, presso la chiesa di San Biagio di Forlì. Entrata nel monastero nel 2000, dopo aver esercitato per oltre 20 anni la professione di psicologa e di insegnante, dal 2008 (anno della professione solenne), fa definitivamente parte di questa piccola comunità francescana, che è composta attualmente da undici sorelle.

Padre Luca Vitali è nato nel 1974 ed è cresciuto a Forlimpopoli frequentando gli scout e l’Azione Cattolica. Nel 1998 è entrato nella Comunità Missionaria di Villaregia e nel 2004 è diventato prete. Ha vissuto in diverse sedi della comunità, sempre dedicandosi alla formazione missionaria, in particolare dei giovani, e anche a Forlì ha diretto per alcuni anni l’ufficio missionario diocesano. Dal 1° novembre 2020 si trova in missione a San Paolo nel Brasile.

error: Content is protected !!