Agosto 8, 2021

La mia carne per la vita del mondo

Gv 6,41-51

Gv 6 terza tappa.

Siamo giunti alla terza tappa di lettura del capitolo 6 di Giovanni. Capitolo dedicato al ‘pane di vita’.
Tutti noi infatti cerchiamo un cibo adatto alla nostra vita, al nostro cammino. Un cibo che ci dia energie, che faccia cessare la fame, ma che contemporaneamente non ci appesantisca e ci ‘faccia male’. Come ha fatto Elia nella prima lettura.

Due domeniche fa, durante la moltiplicazione dei pani, Gesù ha chiesto alla sua comunità di prendersi cura della fame della gente. Ha chiesto alla chiesa di tutti i tempi e latitudini di sentire propria la responsabilità per il cibo che manca e di non temere il poco che si ha perché, con 5 pani e 2 pesci messi nelle mani di Dio, è possibile sfamare le moltitudini.

Domenica scorsa ci ha poi ricordato che il pane che sazia davvero è una relazione, una relazione con Lui tanto da affermare: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!” (Gv 6,35). Ma possiamo domandarci: che ‘elementi nutritivi’ ci offre questo pane? Ogni alimento acquistato ha infatti ben specificato il contenuto calorico, di carboidrati, di grassi, proteico, ecc. Dunque mangiando quel pane che è quella relazione cosa ‘introduciamo dentro il nostro corpo’?.

La risposta è il cuore del vangelo di questa terza tappa: “Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Quel pane ci dà accesso alla carne di Gesù per la vita del mondo. La carne, non l’anima, non il cuore, non quelle dimensioni spiritualizzate che noi spesso utilizziamo per parlare del cammino della fede. No. Quel pane ci dà la sua carne. La sua esistenza povera, fragile, limitata, ma concretissima impegnata nel dare vita al mondo. Bellissimo. Mangiando quel pane noi riceviamo la vita di Gesù impegnata ad amare, il suo sudore, le sue lacrime, la sua passione, la sua gioia, la sua fatica, la sua preghiera, il suo bisogno di fraternità, il suo cercare, il suo stare a tavola, la sua capacità di incontrare le persone, di imparare dai poveri, di lasciarsi provocare dalla sofferenza dei malati.
Insomma abbiamo accesso a quel corpo benedetto che sa provare emozioni, sentimenti, sa cercare, volere, sognare, soffrire per amore.

Ho passato un giorno al Niño da Esperanza, un progetto di una parrocchia a noi vicina che sosteniamo con determinazione. Sono accolti ragazzi ‘speciali’ diversamente abili da alcuni operatori e volontari. Qui in Brasile sono i dimenticati tra i dimenticati perché in uno stato che non si prende cura dei suoi cittadini chi resta indietro è destinato a scomparire. Mentre una nostra volontaria organizzava un laboratorio di danza-terapia io sono stato in cucina con Betti.

60 anni tre figli, una in cielo. Anche lei era ospite al Niño. Betti ora è la mamma di tutti. Quando arrivano con il pulmino li saluta uno a uno con una tenerezza infinita e il suo sorriso umile e determinato. Ha già preparato la colazione e nel lavandino ci sono già le cose accennate per il pranzo. Mentre siamo insieme mi racconta della sua fede bisognosa di concretezza, di una preghiera capace di ‘dare vita al mondo’. E mentre la vedo preparare il pranzo, stare con i ragazzi ricordo queste parole di Gesù e quella concretezza d’amore che dà vita al mondo.

Signore fa che partecipiamo al banchetto dell’eucaristia mangiamo la tua carne per la vita del mondo, la tua concretezza d’amore verso i tuoi figli.
#08agosto2021 #Cmv #Vangelodelladomenica

 


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Ogni settimana abbiamo pensato di proporre alcune “pillole di catechesi” guidate da Suor Maria Giovanna, clarissa e e Padre Luca Vitali. Si tratta di un commento con spunti di riflessione al Vangelo della domenica.

Suor Maria Giovanna, è nata nel 1957 ed è la madre superiora delle Sorelle Povere di Santa Chiara, presso la chiesa di San Biagio di Forlì. Entrata nel monastero nel 2000, dopo aver esercitato per oltre 20 anni la professione di psicologa e di insegnante, dal 2008 (anno della professione solenne), fa definitivamente parte di questa piccola comunità francescana, che è composta attualmente da undici sorelle.

Padre Luca Vitali è nato nel 1974 ed è cresciuto a Forlimpopoli frequentando gli scout e l’Azione Cattolica. Nel 1998 è entrato nella Comunità Missionaria di Villaregia e nel 2004 è diventato prete. Ha vissuto in diverse sedi della comunità, sempre dedicandosi alla formazione missionaria, in particolare dei giovani, e anche a Forlì ha diretto per alcuni anni l’ufficio missionario diocesano. Dal 1° novembre 2020 si trova in missione a San Paolo nel Brasile.

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