14 Febbraio, 2021

Hai mutato il mio lamento in danza…

Mc 6,40-45

Vorrei leggere questo vangelo tenendo per mano chi soffre, chi, come questo lebbroso, è indotto a immaginare un Dio che pare ‘si diverta’ a mandarci le croci.

Spesso infatti, nel nostro intimo pensiamo che Dio abbia a che fare con la sofferenza, la malattia, il dolore, mentre facciamo fatica a pensarlo alleato della nostra gioia. Eppure il vangelo è un continuo invito alla danza della libertà e della Vita piena. Danza alla quale è siamo invitati tutti insieme a quest’uomo pieno di lebbra. Come ci è detto nella prima lettura, al presentarsi dei primi sintomi, il sospetto malato deve andare a farsi visitare dal medico di allora: il sacerdote. Accertata la malattia egli: “porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: ‘Impuro! Impuro!’” (Lv13,45-46).

Terribile. Il malato è obbligato a vestirsi in modo da dichiarare a sé e al mondo di essere un figlio ingrato, impuro, peccatore. Deve gridare a tutti che Dio è stanco di lui, che è stufo della sua cattiveria. Deve nascondere il viso come chi si ‘vergogna di ciò che è’. E starsene lontano da tutti, in quarantena. Dopo la pandemia, credo, riusciamo ad immaginarci un pò di più il tipo di lacerazione, ma vi assicuro che, con i miei fratelli presbiteri, conosciamo quanto sia difficile risollevare da questa percezione di sé e di Dio. Lasciamo dunque che il vangelo la sovverta.

Il lebbroso davanti a Gesù non scappa, non grida il suo schifo, ma si avvicina come chi si sente guardato con uno sguardo capace di abbracciare tutto di sé: la sua vita, le sue piaghe, il suo passato, il suo presente, il suo futuro. Quell’uomo trova occhi capaci di contenerlo, di amarlo davvero fino in fondo, fino a togliergli quel velo davanti al volto, fino a sradicare in lui la vergogna di essere nato e di essere al mondo. E poi lo tocca gridando a lui e al mondo: “lo voglio, sii purificato!”.

Gesù ci testimonia come Dio non voglia la nostra malattia, la nostra sofferenza, il nostro pianto, la nostra tristezza, ma la nostra gioia, la nostra vita piena anche quando siamo colpiti dal dolore. Dio non può fare tutto quello che vuole e davanti alla nostra sofferenza, non ha ‘poteri straordinari’ per farci guarire, ma come nel vangelo si avvicina, ci tocca, ci tiene per mano, piange con noi e ci annuncia: “lo voglio, sii purificato”.

Forse ci parrà un Dio debole, povero, quasi ‘inutile’, ma il suo amore fragile, il suo amore che ci tiene per mano, che piange con noi è l’unico che può raggiungerci e sanare la ferita più grande che la malattia può aprire: la disperazione di essere soli.
Signore tu non sei il Dio che ci punisce e che gioca con le nostre sofferenze, ma il Dio che piange con noi, che soffre con noi, che nella nostra sofferenza ci tiene per mano e ci ricorda che la nostra vita, anche in mezzo ai dolori e la sofferenza, può divenire un canto di bellezza e di amore.

Davvero Tu Signore puoi mutare il nostro lamento in danza, la nostra veste di sacco in abito di gioia (cf. Sal 30,12-13)
#Vangelodelladomenica #14febbraio2021 #Cmv

Ogni settimana abbiamo pensato di proporre alcune “pillole di catechesi” guidate da Suor Maria Giovanna, clarissa e e Padre Luca Vitali. Si tratta di un commento con spunti di riflessione al Vangelo della domenica.

Suor Maria Giovanna, è nata nel 1957 ed è la madre superiora delle Sorelle Povere di Santa Chiara, presso la chiesa di San Biagio di Forlì. Entrata nel monastero nel 2000, dopo aver esercitato per oltre 20 anni la professione di psicologa e di insegnante, dal 2008 (anno della professione solenne), fa definitivamente parte di questa piccola comunità francescana, che è composta attualmente da undici sorelle.

Padre Luca Vitali è nato nel 1974 ed è cresciuto a Forlimpopoli frequentando gli scout e l’Azione Cattolica. Nel 1998 è entrato nella Comunità Missionaria di Villaregia e nel 2004 è diventato prete. Ha vissuto in diverse sedi della comunità, sempre dedicandosi alla formazione missionaria, in particolare dei giovani, e anche a Forlì ha diretto per alcuni anni l’ufficio missionario diocesano. Dal 1° novembre 2020 si trova in missione a San Paolo nel Brasile.