Febbraio 28, 2021

Dalla gratitudine alla gratuità

Mc 9,2-10

Una delle esperienze più forti che feci nel 2013, durante la mia prima visita in Brasile, fu partecipare a un culto di una di quelle sette organizzate che qui spuntano come funghi. Il predicatore commentava il brano della prima lettura: il sacrificio di Isacco. Io e don Roberto Rossi eravamo in incognita, ma ricordo la voglia di gridare e interrompere l’assurdo ragionamento di chi stava usando la Parola di Dio per i propri interessi. In sintesi l’omelia era così: “se tu ti fidi di Dio egli ti benedice. E ti fidi di Lui se gli dai il tuo Isacco, se offri a Dio il tuo stipendio, se offri a Lui la tua casa”. E ricordo come uno strazio questi poveri che, in fila, facevano la loro offerta mentre si cantava un ‘canto di offertorio’. Dietro questo meccanismo coercitivo c’è però una tentazione che prende anche noi, una tentazione che abita meccanismi ancestrali e che Gesù è venuto a scardinare.

Tutti noi infatti leggiamo la prima lettura senza arrivare in fondo e ci fermiamo alla domanda di Dio ad Abramo: “prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami… e offrilo in olocausto”. Pare che Dio giochi con la nostra sofferenza, ci domandi di uccidere i sogni che proprio Lui ha collocato nel nostro cuore e anzi, abbia bisogno di questo per verificare il nostro amore e dunque benedirci. Dentro una relazione così strana si finisce per giocare con dio al ‘dare – avere’ e per sentirsi guardati e osservati fino ad averne paura. Eppure la lettura continua raccontandoci di un Dio che, mentre domanda ad Abramo di non ritenere Isacco un possesso, gli fa trovare ciò che serve per il sacrificio.

Paolo nella seconda lettura ci ricorda che Dio non chiede cose a noi, ma è Lui per noi. Detto altrimenti: non ci domanda di dargli cose, ma di accogliere con totalità il suo dono: la vita di Gesù. Per questo, prima di dirigersi a Gerusalemme per amare fino alla fine i poveri, gli esclusi, gli emarginati, i peccatori, Gesù viene trasfigurato dall’Amore del Padre. Cioè fa esperienza di un amore gigantesco per Lui e per il mondo e con questo fuoco continua lungo la sua via di dono, di prossimità fino alla fine con gli ultimi.

Gesù non viene ucciso perché a Dio serviva un sacrificio – sapeste quanti libri sono stati scritti per dimostrare questa tesi!!! – ma perché, ricevuto un amore così gratuito dal Padre, non poteva che condurre una vita di gratuità e di perdono. Gratuità e perdono che hanno generato e generano lo scandalo che lo ha condotto dritto dritto alla Croce.

Signore mentre camminiamo verso la vita nuova della Pasqua aiutaci ad entrare in una nuova relazione con te, in una relazione dove regna lo stupore per la gratuità e dove possiamo finirla per sempre con la dinamica del dare-avere. Tu ci dai tutto, ci ami da morire. Fa che anche noi sappiamo amare con gratuità i poveri e le persone che incontriamo.
#Vangelodelladomenica #28febbraio2021 #Cmv

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Ogni settimana abbiamo pensato di proporre alcune “pillole di catechesi” guidate da Suor Maria Giovanna, clarissa e e Padre Luca Vitali. Si tratta di un commento con spunti di riflessione al Vangelo della domenica.

Suor Maria Giovanna, è nata nel 1957 ed è la madre superiora delle Sorelle Povere di Santa Chiara, presso la chiesa di San Biagio di Forlì. Entrata nel monastero nel 2000, dopo aver esercitato per oltre 20 anni la professione di psicologa e di insegnante, dal 2008 (anno della professione solenne), fa definitivamente parte di questa piccola comunità francescana, che è composta attualmente da undici sorelle.

Padre Luca Vitali è nato nel 1974 ed è cresciuto a Forlimpopoli frequentando gli scout e l’Azione Cattolica. Nel 1998 è entrato nella Comunità Missionaria di Villaregia e nel 2004 è diventato prete. Ha vissuto in diverse sedi della comunità, sempre dedicandosi alla formazione missionaria, in particolare dei giovani, e anche a Forlì ha diretto per alcuni anni l’ufficio missionario diocesano. Dal 1° novembre 2020 si trova in missione a San Paolo nel Brasile.

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